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Romania mia, Romania in fiore Mercoledì 12 Dicembre 2007

Posted by preproman in Myself.
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Dicevamo: eccomi di nuovo in terra gianduiosa dopo una indimenticabile settimana in Romania. Bucureşti la base (casa Dumitrescu per la precisione), Braşov, Bran e Sinaia le ulteriori mete (tutte allegramente ricoperte da un metro di neve).

Ci sono tante cose, più o meno banali, che mi vengono in mente ripensando a questa settimana.

La cosa che più mi ha colpito è l’assoluta tendenza al volersi male dei rumeni. C’è qui in Italia una forte tendenza ad accusarli di essere malvagi contro gli altri, di essere criminali e assassini. Beh, in Romania i rumeni sono criminali e assassini solo contro sè stessi. Innanzitutto, il traffico: non potrò mai più chiamare traffico quello di Bologna o Torino dopo aver visto quello di Bucarest. L’intera città ha come colonna sonora un imperituro tripudio di clacson. Da paura! Ovviamente, prima conseguenza, è che riesci a distinguere alla perfezione le particelle di zolfo o di biossido di carbonio sospese per aria, che assume l’aspetto della tipica nebbia padana, ma dal colore grigio topo intenso. Da paura! Ma i rumeni manifestano il loro masochismo anche in un altro modo, ben più particolare: nel loro rapporto col cibo. Se l’Italia è per antonomasia il paradiso delle buone forchette, la Romania è la terra delle cinture slacciate e dell’alca seltzer. I rumeni si ingozzano all’infinito, con costanza, devono sempre avere un cioccolatino, un pretzel, una mamaliga da sgranocchiare, è come se fossero tutti ipoglicemici. Da paura! I nostri stomaci non hanno retto a cotanto trionfo crapulento di cibarie, e per fortuna che non ho toccato carne, altrimenti mi sarebbero state rifilate pure tutte quelle salsiccie salsicciose e il vitello ripieno di porco di cui vanno tanto fieri. Da paura!

Secondo capitolo: l’unica fonte di turismo per la Romania è il Conte Dracula. A Bucarest per esempio non esistono cartoline nè uffici turistici. Sparsi per la Transilvania invece esistono un centinaio di castelli di Dracula, tutti accumunati dal fatto che Vlad Tepeş vi ha soggiornato per non più di una settimana nel corso della sua sanguinolenta esistenza, e dalla presenza alle loro uscite dell’unico elemento che fa davvero gelare il sangue dalla paura, ossia bancarelle per turisti piene di tazze di Dracula, streghe fosforescenti, magliette sanguinose e robaccia varia che lascia spiazzato anche chi, come me, ha un amore del kitsch che lo porta ad aver bisogno di tali ciofecherie. Ma quello era davvero troppo… Da paura! Ad essere pignoli, c’è anche una seconda fonte di entrate turistiche per la Romania, come dimostra il fatto che, entrati in un appartamento affittato per turisti a Braşov, ci abbiam trovato una completa raccolta di dvd porno in italiano, fra cui spiccava “Vienimi dentro 2″. Da paura!

Terza considerazione: il rapporto Romania-Italia. Gli aerei erano pieni di tizi in giacca e cravatta che partivano con la valigetta piena di mazzette da 500 € pronti a fare affari nell’Est Europa. Eppure noi (= i nostri media) ci ostiniamo a vedere la Romania come la feccia dell’umanità, uno dei problemi più gravi del nostro tempo. Mah. A dire il vero, anche la stampa rumena non ci va giù liscio nei nostri confronti: per esempio, guardate questa vignetta satirica pubblicata in prima pagina sul Gardianul del 7 dicembre:

Vignetta Gardianul

Beh, io non la capisco sinceramente, però non mi sembra carina nei nostri confronti… Vabbè, non vedo di cosa dovrei lamentarmi. Proprio Torino si è resa recentemente protagonista di due fatti assurdi riguardanti in un modo o nell’altro il rapporto Italia-Romania. Prima un violento arresto per sbaglio di una nota attrice rumena (e per fortuna che c’è il Torino Film Festival: grazie Nanni!). Poi, l’uccisione di una donna rumena investita da un italiano ubriaco. Quando il rumeno uccide l’italiano finisce in prima pagina per settimane e il governo deve fare un provvedimento ad hoc che non sta nè in cielo nè in terra. Quando l’italiano uccide il rumeno, finisce in un trafiletto di 5 righe Ansa. Da paura…

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